MeteoPadova, chi siamo?

 

 

MeteoPadova è un sito amatoriale che fornisce previsioni meteo per la città di Padova.

In esso si possono anche trovare varie pagine di approfondimento sulla meteorologia,
 con links ad altri siti.

 

L'autore del sito è Remo Facchin.

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Sarebbe meglio dire 'chi sono', dal momento che io sono l'unico responsabile di questo sito meteo. Ormai è abitudine  diffusa nei siti quella di raccontare qualcosa sugli autori  - o sull'autore - del sito. Mi sembra un'esigenza complessivamente condivisibile: è sempre auspicabile avere qualche informazione sui propri interlocutori. Fino ad ora mi ero sempre esentato da questo compito, pensando che ai pochi visitatori del mio sito non interessasse poi molto sapere chi perde il suo tempo quotidiano nel formulare bizzarre previsioni sul tempo dell'indomani, azzeccandoci talvolta o, purtroppo ancora troppo spesso - ahimé - scambiando giornate di bel sole con giornate nuvolose e viceversa (è successo proprio giovedì 8 marzo scorso). Ma questo è lo stato dell'arte della scienza meteorologica, ancora molto lontana dall'essere assolutamente precisa nelle sue predizioni. Purtroppo, essendo l'atmosfera un sistema caotico,  la previsione esatta non sarà possibile neppure tra 1.000 o 10.000 anni. E così, confidando nella clemenza di giudizio dei miei visitatori, vi racconterò un po' di me e di come abbia maturato e coltivato questa passione nel corso della mia vita.

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          Mi chiamo Remo Facchin, sono nato il 30 settembre 1952, a Padova, dove risiedo tuttora, nella prima periferia urbana. Un tempo, il mio quartiere era ancora agricolo: campi di frumento e mais, vigneti, fossati, alberi; insomma, tutto il necessario affinché un bambino potesse farsi della natura un'idea abbastanza entusiasmante e vivesse un'infanzia fiabesca. Il sole lo vedevo nascere ad est, tra i vigneti; non c'erano grandi costruzioni. Ad ovest, una vecchia casa ne impediva, in parte, la vista al tramonto, ma era sufficiente spostarsi di poco per vederlo rosseggiare nei caldi tramonti estivi o nei lividi pomeriggi invernali. La neve, prima responsabile  della mia passione molto precoce per il meteo, scendeva frequentemente in quegli anni '50; spesso erano bufere portate dal vento di tramontana. La mia casa, dotata di improbabili infissi, non poteva opporre grande resistenza al vento impetuoso e gli spifferi erano la norma, come il freddo pungente; mia mamma mi parlava di un'invernata con +3 °C. Niente di speciale, direte voi, anzi piuttosto caldo; ma i +3 °C erano nella mia camera da letto! Il riscaldamento centrale sarebbe arrivato solo negli anni '60. Il famoso febbraio 1956 mi regalò belle nevicate; non so se i miei ricordi siano reali o frutto di una rielaborazione mentale successiva, ma credo di avere dei vaghi ricordi di quel famoso febbraio, con un'immagine di persone (gli uomini della via) che scavano un sentiero nella neve alta per poter permettere un passaggio. Inconsciamente, avevo già maturato allora un forte interesse per tutto ciò che riguardava l'atmosfera: le forti brinate invernali, le nebbie persistenti, le grandinate estive, tutto era appassionante, per me. I  violenti temporali estivi mi vedevano correre da una finestra all'altra della mia casa. Trafficavo spesso con termometri; i barattoli dello zucchero erano perfetti pluviometri.

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Ho molti ricordi delle elementari. Il mio maestro, di origine austriaca, era un severissimo professore di matematica. Mi instillò un fortissimo senso della patria: il Rinascimento ed il Risorgimento erano le idee guida del suo insegnamento. Sono ricordi chiari in me, ma altrettanto nitide nella mia memoria restano le mattinate invernali con il freddo pungente, le battaglie a palle di neve all'uscita della scuola, i temporali primaverili che inondavano la via adiacente alla scuola: doveva venire mio padre, con il motorino (un "aquilotto") per portarmi a casa, guadando la strada sommersa.

Ciascuno di noi, quando ricorda un  qualche periodo della sua vita, è portato ad associare ad esso un'immagine. Sembrerà strano, ma delle medie io ho un particolare ricordo che si staglia su tutti gli altri. Non riguarda i miei professori o i miei compagni. Si facevano i turni pomeridiani, a quei tempi. C'erano poche scuole, c'erano tanti ragazzi, il contrario di adesso. Era, probabilmente, il gennaio del 1963, un altro anno memorabile per gli appassionati della neve: alle cinque del pomeriggio il buio era fitto e la neve sbatteva sulle finestre dell'aula dove stavo seguendo una lezione di francese. La seguivo ben poco, a dire la verità, impegnato com'ero a guardare fuori dalle finestre ammirando il turbinio dei bianchi cristalli, che proiettavano il loro biancore sulle ombre sempre più misteriose della sera. Sulla via del ritorno affondavo i miei passi su una coltre abbondante di neve. Andai molto piano, ci misi molto per arrivare a casa: avrei voluto fissare per sempre quel momento. Pura felicità.

 Ma la neve era anche delusione: delusione quando, pur annunciata, non arrivava, delusione quando arrivava ma andava via subito subito, sciolta da quel malefico vento di scirocco che spesso seguiva e segue tuttora le perturbazioni invernali sulla nostra regione, ormai sempre più avara di neve. Ed ecco allora che, quando nevicava, mi affrettavo a spalare la neve nel mio cortile e ad ammonticchiarla in un angolo in ombra, per poterla conservare il più a lungo possibile, destando le critiche di mio padre, animo gentile, ma che la neve l'odiava; ne aveva visto troppa, forse, anche in campo di concentramento. E la neve sa anche essere sofferenza.

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   Saltiamo al 1970. Frequentavo il liceo scientifico: si trattava di scegliere una facoltà. Le idee erano confuse, ma la mia  passione per il meteo era sempre molto forte. Purtroppo, in quegli anni, chi voleva dedicarsi alla meteorologia non aveva molte opzioni:  era esclusivamente una scienza ed un lavoro affidati all'Aeronautica Militare. Nel 1970, scrissi una lettera al colonnello Edmondo Bernacca, che molti ricorderanno per le sue previsioni televisive su Rai 1(c'era solo quel canale!). Il gentilissimo colonnello mi rispose. La lettera la conservo ancora e la potete vedere in questo link. Il suo consiglio era quello di iscriversi alla facoltà di fisica. Non fece molta fatica a convincermi, con quel suo consiglio, già ci pensavo, alla fisica. 

Edmondo Bernacca

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La durezza degli studi universitari, ma anche quella dei tempi - erano gli "anni di piombo" -  mi distolse in parte dalla mia passione. Nella facoltà di fisica di Padova abbondavano i docenti che si dedicavano al nucleare, alle particelle, allo stato solido; di fisica dell'atmosfera neanche  parlarne, non c'era alcuna possibilità. Erano altre le città in cui iniziava a aprirsi timidamente qualche corso civile di meteorologia. Roma, Bologna, poche altre. Al momento di scegliere l'indirizzo, andai per esclusione, non potendo indirizzarmi a quanto aspiravo. Scelsi il nucleare e in quel campo mi laureai. 

Scrissi un'altra lettera al colonnello. Mi rispose anche quella volta, con la sua bella calligrafia. Anche quella lettera la potete vedere in questo link. Potete considerare la pubblicazione di queste due lettere come un piccolo gesto di mia vanità. Ma forse, più propriamente, le potete ritenere un sentito omaggio  ad un gentiluomo d'altri tempi. 
In quegli anni avevo conosciuto un appassionato di meteo di Milano; un personaggio eclettico, geniale per certi versi, un sognatore, un romantico appassionato  della meteorologia. Aveva anche fondato un altisonante "Istituto Italiano di Meteorologia". Mi recavo spesso a Milano, anche durante il servizio militare. Imparai molte cose da lui, anche se la sua non era una scienza ortodossa, allineata. Scipione Silvestri, si chiamava, se ne andò qualche anno fa. Lo ricordo con grande nostalgia. Stravedeva per me.
Persi successivamente qualche altro treno per potermi dedicare al meteo; 
e i treni, si sa, passano una sola volta.

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E questo è tutto; mi dedicai all'insegnamento. Tuttora insegno in un liceo scientifico di Padova. Un tempo, sui prati dell'attuale liceo, passavo freddi pomeriggi invernali a fare grandi palle di neve rotolanti. L'estate, la  passavo sugli stessi campi, con gli altri ragazzacci, a rubare uva e pannocchie ai contadini.

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La mia passione per il meteo non l'ho mai abbandonata del tutto; ci sono stati anni in cui si è un po' affievolita: troppi gli impegni, anche familiari. Una decade meteorologicamente scialba - in quanto a neve - come quella degli  anni novanta, non contribuì molto a tener vivo il mio interesse, interesse che è però ripartito agli inizi del nuovo secolo.

 Nel 2005 ho creato il mio sito, MeteoPadova. La tecnica è approssimativa, c'é molto di meglio in giro per la rete. Spero che i contenuti siano più apprezzabili e apprezzati. Lo aggiorno quotidianamente, con qualche sacrificio. A qualcuno sembrerà strano che ci sia gente che perde il suo tempo per una cosa così effimera: già oggi non ci ricordiamo più il tempo che ha fatto ieri, non sapremo neppure dire se le previsioni per oggi fossero esatte o meno. A parte qualche attività che è fortemente condizionata dal tempo, cosa interessa poi sapere se pioverà poco o tanto, se farà sole o soffierà il vento, se sarà freddo o solo fresco? Che noia quei servizi televisivi, tutti uguali: sono cadute tre gocce di piogge a Roma, la capitale è in allarme; due fiocchi di neve a Milano, i milanesi sono bloccati nei loro uffici; un record dopo l'altro, sì, ma di sciocchezze e di banalità. Tutti noi ci affanniamo a cercare di dimostrare che il nostro lavoro, i nostri hobby, i nostri interessi sono fondamentali per l'umanità; non si potrebbe vivere senza. In qualche sito meteo si arriva addirittura a parlare di "mission". E' di moda, fa molta tendenza in un  sito, la "mission". Io non ho una "mission", non cercherò, quindi, di convincere nessuno che la meteorologia è importante: potrei avere successo solo con un muratore, un agricoltore, un aviatore, un marinaio. Probabilmente, è più meritevole chi dedica il suo tempo libero a qualche associazione di volontariato, non lo nego.

Ma la meteorologia è una cosa che fa parte della mia vita.

                                                         Remo Facchin 

  p.s.: talvolta mi diletto  a scrivere qualcosa. Se volete, potete riferirvi a questi link: